Ritratti
di versi
C’è un rapporto di peso
specifico tra volto e voce. Il silenzio dell’immagine fotografica
evoca agli orecchi un suono modulato e cadenzato: a stringere gli
occhi, come in lunga striscia cinemascopica, sembra che le sillabe
si rincorrano in un pentagramma. E’ certo la luce a scandire
l’immagine: della scansione le generazioni moderne conoscono
segreti, risorse e limiti. Così pure la scansione del suono in
sillabe, la lingua che si fa luogo del dialogo musicale.
Ritrarre
il canto della poesia improvvisata non è compito facile: manca
un’iconografia specifica di riferimento, la scena è quasi
deserta, il tavolo, i bicchieri e il vino non bastano a costruire
scenario. I personaggi non sono attori eppure impersonano un ruolo
sottile e audace, quello dell’identità culturale che si tramanda
in tutto il Mediterraneo, attraverso suoni modulati in lingue
antiche e perenni, secondo modalità consolidate eppure ogni sera
aggiornate sui temi della vita quotidiana, dell’amore, della
competizione sociale.
Enrico
Grieco,
fotografo napoletano con una lunga esperienza di scena teatrale, si
cimenta da qualche anno con i cantori, entrando quasi, con la sua
sapienza ritrattistica, a rispondere alla poesia improvvisata con la
cadenza della luce e del buio: il sistema poetico della fotografia.
Maria
Antonella Fusco
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