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''POETIC
JUKE BOX''
LA POESIA SECONDO LUCIO SALZANO |
Nuova tappa per
il sorprendente spettacolo interattivo del
regista, ambientato in un'antica masseria di
Chiaiano
Un rifugio per l’anima. Questo ha offerto lo
spettacolo “Poetic Juke box” di Lucio Salzano,
in scena al Parco dei Camaldoli dal 15 al 17
settembre. In una delle tante masserie che una
volta erano di campagna e che ora sono inurbate e
seppellite dal cemento e dall’indifferenza di
una città che va sempre di fretta, Salzano mette
in scena la poesia a gettone, con un’idea
originale e sorprendente.
Lo spettatore accede da solo in una
stanza che diventa quasi una porta di un’altra
dimensione, e vi trova la straordinaria Antonella
Monetti, pronta a interpretare “vis à vis” la
poesia che lo stesso spettatore avrà
precedentemente scelto. Pochi secondi, ma attimi
eterni se ci si riesce a calare in un’atmosfera
a dir poco coinvolgente, dove le parole hanno
finalmente un senso ed i colori che avvolgono la
stanza, sapientemente miscelati dal videoartista
Enrico Grieco, non sono semplice scenografia ma
cullano, accompagnano, violentano e rischiarano, a
seconda dei casi, i versi poetici.
Le musiche di Antonio Onorato, composte per
l'occasione, sono splendido corollario alla
performance. Non siamo abituati a tutto questo,
inutile negarlo. La poesia non è lettera morta e
questo Salzano lo sa, ma il suo coraggio ha
trovato inusitate risposte di pubblico in una città
avvitata sui suoi mali e intorpidita sulle sue
trite e ritrite sicurezze artistiche. Qui, invece,
affiorano nomi senz’altro anti-popolari come
Erba, Zanzotto, Caproni, insieme ad altri più
conosciuti (Montale, Gozzano, Palazzeschi,
Quasimodo) ed il breve, giusto omaggio alla
letteratura del luogo con De Filippo.
La Monetti riesce a far vibrare tutte le corde
dell’anima, con una sensibilità rara, una
grazia delicata che può trasformarsi in ferina
virulenza o anche in ferma perentorietà,
maneggiando le parole con sapienza rendendo al
meglio autori tanto diversi e a volte estremi.
L’atmosfera della masseria, con relativa
convivialità anche culinaria, fanno sì che una
serata come questa lasci qualcosa, e che magari
duri pure un po’, prima di farsi nuovamente
fagocitare dalle parole casuali, volgari,
distratte, che ci aspettano fuori.
Antonio Mocciola |
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