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Amelia e Francesca Rondinella
in "Canto do Mar",
riuscita fusione
tra musiche del Mediterraneo
Una, Francesca, dalle forti propensioni recitative
e di indubbia presenza scenica. L’altra, Amelia,
dalla voce duttile e ricca di sfumature, anche
drammatiche. Sono le Rondinella, ultimo frutto di
una famiglia con l’arte nel sangue e più che
mai radicata nella storia musicale di Napoli.
Ma non è solo alla loro città che è dedicato
“Canto do mar”, approdato al Teatro Bellini in
data unica, l’11 maggio. Un caleidoscopio di
suoni e colori di diverse derivazioni, eppure lo
spettacolo è straordinariamente coeso, senza
cadute di tono né tantomeno di tensione.

Certo, un’impennata c’è quando Amelia offre
una memorabile interpretazione di “Core ‘ngrato”,
che esalta la platea e che fa desiderare nuove
prove, magari d’autore, per questa preziosa
interprete.
Per il resto lo show si muove su terreni
consolidati (Pino Daniele, alcuni classici
napoletani, Mambo Italiano) ma osa anche qualche
accostamento più inusuale, con esiti
soddisfacenti. Buono a tal proposito il lavoro di
Gianni Minale, che inietta nello spettacolo dosi
salutari di jazz e fado, e persino il rap degli
Almamegretta. Divertente il “medley caffè”,
che accosta gli sberleffi di De André
all’indolenza di Pino Daniele, mentre toccante,
e apparentemente fuori contesto, è la lettura di
“Io sono un uccello”, della milanesissima Alda
Merini, metafora di un’arte difesa e cantata
sino allo stremo.
Tra le cose migliori senz’altro le bellissime
immagini del videoartista Enrico Grieco, ed
un’ottima band formata da otto solisti di
livello, tra cui spicca Gianni Minale al sax e al
clarinetto. Le Rondinella cantano e ballano,
coadiuvate dal pirotecnico ballerino Sergio “El
Javi”, ma trovano anche spunti di riflessione
come quando Francesca parla, con emozione, della
loro maturazione artistica, nata ed evolutasi in
un ambiente familiare da sempre votato al
palcoscenico. Alle sue spalle, scorrono le
immagini di una storia. Una storia che continua.
Antonio Mocciola
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