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Presentazione
della cartella per la mostra "Il Quadrato magico".
Le tre photodigiprint presentate
in questa cartella segnano il culmine dell'esperienza
acquisita da Enrico Grieco nelle performance multimediali.
Quelle, per intenderci, in cui, proiettando le sue stupende
diapitture sul corpo di una ballerina, danza, musica e
immagini si intrecciano in uno spettacolo che abbatte gli
schemi tradizionali di ricezione e costringe il lettore a nuove
strategie di concretizzazione.
Queste
performance rispondono al bisogno di individuare nuove
pratiche estetiche in una società in cui da un lato le
moderne tecnologie aprono orizzonti sorprendenti
all'attuazione di progetti artistici inediti, incardinati
sull'aggregazione di linguaggi e codici prima ritenuti
irrimediabilmente distinti; mentre dall'altro lato proprio
tali trasformazioni sollecitano la nascita di nuovi modelli
della comunicazione sociale e la crisi dei sistemi segnici
tradizionali: la cultura di massa induce nuove esigenze,
soprattutto genera nuove occasioni di consumo. Accade così
che si assista ad un elevamento della qualità media di quanto
è destinato a soddisfare le esigenze immediate di consumo
mentre lo scenario si complica quando il problema investe gli
oggetti della produzione artistica. Con l'avvento del
digitale, le possibilità di rielaborazione computerizzata
dell'immagine, consentono anche ai non addetti ai lavori di
operare con facilità e conseguire buoni risultati.
In
questo scenario sorgono inevitabilmente domande che toccano lo
statuto stesso della fotografia d'arte e il ruolo
dell'artista. Queste tre photodigiprint esemplificano le
risposte. Si tratta di tre diverse rielaborazioni di foto,
scattate alla modella investita dalla diapittura,
scannerizzate, reinterpretate elettronicamente e stampate su
carta non fotografica.
Il
ventaglio di possibilità di intervento che si offre
all'artista è praticamente infinito. E proprio dalle scelte
che l'artista è indotto a fare sulla base della sua
competenza in termini di conoscenza di codici e di costruzione
di processi di significazione, che l'opera attinge il suo
valore estetico. L'artista
sceglie, in primis, il programma, che è lo strumento di cui
si serve per istruire la macchina-computer alla
sua idea della fotografia. Riemerge dunque la centralità,
che sembrava offuscata, del ruolo dell'artista che si serve
della macchina-computer solo in una fase dell'elaborazione.
Scegliere
è sempre operare una sintesi. E la sintesi è la cifra
costitutiva della fotografia di Grieco, anche in queste tre
immagini che hanno la stessa efficacia dei disegni a china
realizzati dai Cinesi nel periodo Shakuachi, quando
l'inchiostro si posava sul foglio assetato con un solo,
repentino gesto. O, se si vuole, quella densità espressiva
propria degli haiku, concentrata spesso nelle ultime due
parole che chiudono i tre versi di cui questi componimenti
constano. Essere e tempo sono legati da una relazione nuova.
Più rapido lo scatto, maggiore la concentrazione espressiva e
la durata della lettura, costretta a inventare nuovi
procedimenti di concretizzazione, proprio come accade nelle performance.
Nella perfetta partitura spazio-temporale della foto
l'artista ha incanalato le sue pulsioni creative riuscendo a
cogliere in un attimo la montuosità del volto aggrappato alla
scia di un pensiero, la sensualità di un braccio piegato che
con una curva modulata suggerisce un nuovo movimento che rende
più dinamica e vibrante l'immagine. Così ci si ritrova
avviluppati nel gioco di striature oltreumane che trasfigurano
quello che era un corpo reale, fotografato nella sua
voluttuosa fisicità, in una effigie appoggiata come una
pellicola sulla carta, che pur pervasa di energia sembra
scivolare man mano all'interno del foglio, quasi svanisse
lasciando grandi strisce di colore. Isole allungate, nate da
quello che una volta era un contrasto luce-ombra, che con tre
colori diversi e ugualmente intensi, sono forse le sole tracce
che restano di un corpo svaporato, essudato. Che questa volta
sia davvero riuscito Enrico Grieco, ben noto "ladro di
anime", a fissarne definitivamente una sulla carta?
Monica
Citarella
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